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Ricordiamo "Giorgio Ponte"
Giovanni La Rosa ricorda il Cav. Giorgio Ponte PDF Stampa E-mail

UNA MEMORIA CHE SI DEVE TRADURRE IN IMPEGNO CIVILE E CULTURALE

1907 – 2007 

 

 La ricorrenza del Centenario della nascita del Cav. Giorgio Ponte, aldilà delle lodevoli manifestazioni che si sono avute nella circostanza, dovrebbe costituire per i suoi concittadini l’occasione di una seria riflessione sul suo operato come Presidente della Pro Loco e come personaggio atipico rispetto al contesto socio-culturale, per alcuni aspetti di regresso storico, in cui si trovò a vivere ed operare. Di questa situazione subì purtroppo in più occasioni contestazioni e assurde gelosie, oltre a violenze calcolate e astuti cinismi.

Nei quindici anni in cui occupò quella carica gli toccò fare i conti con questo clima socio-politico-culturale che cercò di combattere con tutte le sue forze, scontrandosi spesso con alcuni settori e personaggi che si caratterizzavano per limitato spessore e perché usi a vivere chiusi nel loro “particulare”. Ma per onestà intellettuale egli tenne a precisare che il degrado sociale e artistico di una città non è unicamente frutto dell’inettitudine di chi la governa, ma è anche responsabilità del disinteresse e dell’insensibilità dei suoi abitanti. Ed in particolare che la tutela del patrimonio artistico non è soltanto compito dello Stato, come recita l’Art. 9 della Costituzione, ma di tutti i cittadini che hanno piena coscienza della loro storia e sono orgogliosi della loro identità.

 Spesso si trovò a riflettere che nel corso del Novecento poche erano state a Caccamo le iniziative culturali degne di nota. Nel 1915 era stata fondata la Biblioteca Popolare, nel 1947 la Scuola Media e nel 1949 l’Associazione Turistica Pro Caccamo. Nella seconda metà del secolo da segnalare l’attività editoriale della Cassa Rurale S. Giorgio e la costituzione dell’Associazione Amici della Musica B. Albanese.

Il suo modo di pensare ed agire lo portò a sentire come obbligo civile discutere a viso aperto di questi problemi con chi occupava posti di responsabilità per trovare insieme le possibili soluzioni. Ammoniva che era «necessario parlare, qualche volta gridare ripetutamente il nostro pensiero, le nostre idee e i nostri sentimenti; chiudersi nel proprio io significa non avere coscienza del proprio dovere, dei propri diritti; significa soprattutto accettare servilmente quanto fanno gli altri in modo non accettabile, non uniforme alla vita civile, sociale, politica.

 Uomo di larghe vedute e di forte personalità dimostrò che essere provinciale non consiste nel vivere in provincia, ma il serrarsi con appagamento e soddisfazione nel conformismo senza volgere lo sguardo a quello che avviene fuori, da dove possono venire stimoli, sollecitazioni, incentivi e anche benefiche provocazioni.

Il suo impegno volto a valorizzare la storia, l’arte e le tradizioni del suo paese fu per molti aspetti eccezionale e oggi costituisce una eredità difficile da amministrare per chiunque. Anche se può sembrare improprio, si può affermare che egli fu per Caccamo un “artigiano” della cultura, appartenente cioè a quella categoria di uomini che Socrate riteneva degni di essere presi ad esempio per farne “casistica” filosofica. Perché – era solito dire – i programmi nascono dalle idee, dal confronto, e la loro attuazione comporta studio, lavoro, sofferenza e una fatica quasi “artigianale”. Nessun progetto può essere portato comunque a soddisfacente compimento se non vi sono alla base questi presupposti.

Senza tema di smentita si può affermare che il Cav. Ponte si comportò sempre e in qualsiasi circostanza da cittadino innamorato del suo paese, anche quando ebbe la sgradevole sensazione di non essere riamato. Sostanzialmente indifeso, e per alcuni aspetti ingenuo, fu sempre disponibile agli affetti come alle nostalgiche tenerezze. Non tenne mai conto della massima che consiglia di non fare del bene se poi non si ha la forza di sopportare l’ingratitudine, perché per sua natura non era portato a nutrire rancori nei confronti di alcuno.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 marzo 2008 )
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Cronaca di un ricordo PDF Stampa E-mail

Domenica 18 novembre 2007, alle ore 10.30, nel cimitero di Caccamo, ha avuto luogo il ricordo del centenario della nascita del cav. Giorgio Ponte, per molti anni indiscusso protagonista della cultura caccamese.

 La Pro Loco, l’Amministrazione Comunale, la Cittadinanza hanno reso omaggio alla tomba dell’illustre concittadino, deponendo un omaggio floreale e scoprendo una lapide commemorativa.

Presenti gli Amministratori locali, il C.d.A. della Pro Loco, la famiglia Panzeca-Ponte, soci dell’Associazione, cittadini.

Sono intervenuti il prof. Giovanni Panzeca, Presidente dell’Associazione Turistica Pro Loco “Giorgio Ponte”, il Sindaco di Caccamo, dr. Desiderio Capitano e, in rappresentanza della famiglia, il dr. Enzo Giunta, Sindaco di Termini Imerese. Ciascuno di loro ha tratteggiato la figura dell’illustre concittadino e l’intensa attività da lui svolta.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 marzo 2008 )
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Brevi cenni PDF Stampa E-mail

 Non è facile, anche per chi lo ha conosciuto, ricordare un personaggio come Giorgio Ponte. Cento anni fa, il 18 novembre 1907, nasceva a Caccamo, in quella Città verso la quale ha profuso tutte le sue energie e dalla quale, non sempre, ha ricevuto riconoscenza e risposte adeguate alle sue sollecitazioni. Vi confesso che, in qualche circostanza, anch’io ho avuto difficoltà a relazionarmi con lui, considerato il suo tono di voce non certo debole, ma soprattutto per il suo temperamento inflessibile, non incline a cedimenti o ripensamenti. Ma poi si scopriva che, dietro questo suo carattere rigorosissimo, c’era profonda umanità, tanta generosità, integrità morale altrettanto rigorosa e tanto amore per la sua gente, per la sua terra che ha sempre difeso con passione.

Dall’8 aprile 1961, e per più di un decennio, ha presieduto la Pro Loco di Caccamo, trasformandola in una sorgente inesauribile di idee, iniziative, proposte, provocazioni, manifestazioni, nelle quali è stato sempre presente l’elemento culturale, che si è realizzato attraverso la conoscenza della storia della Città e la promozione turistica, anche al di fuori dei confini italici. Ed in seno a questa Associazione ha “inventato”, nel lontano 1968, grazie alle ricerche storiche del prof. Giuseppe Lo Bianco, quella meravigliosa manifestazione che è stata “La Castellana di Caccamo”, che ci ha permesso di scoprire i segreti del Castello, attraverso i personaggi che per tanti secoli lo hanno dominato, nel bene e nel male, fra slanci di autentico mecenatismo e manifestazioni di crudeltà e di cieca barbarie.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 marzo 2008 )
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